Otranto
Spunta una terza compagnia a caccia di petrolio
giovedì 2 febbraio 2012
La Petroleum Geo-Services Asia Pacific ha depositato una richiesta per effettuare ricerche. Ma il sindaco Cariddi promette: “Ci opporremo con tutte le forze nell’interesse del territorio”
 
Migliaia di persone e associazioni ambientaliste hanno speso, in questi ultimi mesi, forza e voce contro le trivellazioni per le ricerche di petrolio in Adriatico. Non dissimile la preoccupazione avanzata del sindaco di Otranto Luciano Cariddi che ha visto nei giorni scorsi depositare presso il Ministero allo Sviluppo Economico una terza richiesta di autorizzazione per attività di prospezione petrolifera in Adriatico, questa volta da parte della società Petroleum Geo-Services Asia Pacific. "Ci hanno detto che gli studi relativi all'impatto ambientale sono disponibili presso la Regione e il Ministero -afferma Cariddi- e hanno già avviato la Valutazione di Impatto Ambientale. Noi ora abbiamo più che mai il timore che dietro possa esserci qualche attività speculativa che miri piuttosto a incrementare il valore dei titoli in borsa. Attiveremo la procedura di risarcimento danni - conclude il sindaco di Otranto. Sarà forte il nostro impegno, personale e istituzionale. Resterò fermo e deciso nel garantire l'interesse pubblico, l'interesse di quei tanti cittadini che amano e animano la nostra terra e i nostri mari".
Il territorio salentino è divenuto, ormai, meta prediletta delle compagnie petrolifere e della loro speculazione ed le politiche nazionali hanno, sino ad ora, proceduto in direzione ostinata e contraria rispetto all'istanza della Puglia e delle popolazioni del Mediterraneo che ritengono il proprio mare, non solo una risorsa economica, ma anche e soprattutto un veicolo di scambio e crescita culturale. Lo scorso 20 gennaio, fortunatamente, un passo in avanti è stato compiuto. Sono, infatti, sparite dal decreto liberalizzazioni, approvato dal governo Monti, le norme che intendevano semplificare le attività di ricerca ed estrazione degli idrocarburi nei mari italiani. Da subito erano fioccate le critiche alla bozza del decreto circolata nei giorni precedenti: questa prevedeva, tra le altre cose, di abbassare a 5 miglia la distanza minima dalle coste per le trivellazioni offshore. Oggi, invece il limite rimane 12 miglia. 
 
Alessandra Caiulo
 
(fonte: Belpaese