Economia e lavoro
Tac salentino in crescita ma la Cgil ammonisce: "Salari degli operai troppo bassi"
giovedì 16 maggio 2019
Il segretario Filctem Cgil Franco Giancane: "Lavoratori ancora sottoposti al ricatto occupazionale".

“Accanto a imprese sane, che sviluppano il proprio business rispettando il contratto nazionale e i diritti dei lavoratori, in provincia di Lecce si fanno sempre più frequenti gli accordi di secondo livello che derogano dal contratto nazionale con sacrifici enormi richiesti ai lavoratori in termini di diritti e di salario. La crisi scoppiata nel 2008 continua ad essere l’alibi utilizzato dalle imprese per applicare una sorta di ‘gradualità al contrario’ che non possiamo tollerare”.
Il segretario generale della Filctem Cgil Lecce, Franco Giancane, interviene in un dibattito aperto da diversi mesi, avviato all’inizio dell’anno col boom delle imprese del Tac (tessile, abbigliamento e calzaturiero) salentino e corroborato nei giorni scorsi da un’indagine elaborata da Femca Cisl e Adapt. Al Sud i salari sono inferiori del 25% rispetto al Nord; la produttività delle aziende del Mezzogiorno rispetto a quella del Settentrione si ferma ad un livello più basso del 40%”. da questa indagine. Un report che fotografa la ripresa del settore ed anche la sua criticità più grave: il basso livello di retribuzione. Una dinamica che investe in pieno il Salento. Se al Nord la paga media al primo livello è di oltre 1.200 euro lordi, al Sud a malapena supera i 700 euro lordi.

“Stanno tornando in auge prassi che consideravamo superate. In molte aziende del comparto la contrattazione di secondo livello, piuttosto che migliorare le condizioni di base stabilite dal Contratto nazionale, stanno causando perdita secca di salario in busta paga e passi indietro sul piano dei diritti. Tutta una serie di istituti contrattuali sono sospesi col placet di Confindustria e di altre sigle sindacali, che a più riprese hanno tentato di sottoscrivere accordi irricevibili per la Filctem che prevedevano: taglio ai salari fino al 60%; azzeramento dei premi di produzione; neoassunti costretti ad un periodo di prova di sei mesi a 650 euro (per 40 ore); in alcuni casi anche la sospensione per la durata dell’accordo di tutte le maggiorazioni (straordinario, notturno, flessibilità, Elemento di garanzia retributiva); sospensione di permessi a titolo di Riduzione orario lavoro (Rol); mancato riconoscimento delle festività soppresse. Per non dire delle deroghe richieste, e da taluni firmate, al cosiddetto Decreto Dignità che fissa un limite al 30% dei contratti a tempo determinato sul totale dell’organico a tempo indeterminato: molte aziende chiedono di derogare al limite fino all’80%. Per fortuna la Direzione territoriale del lavoro di Lecce ha respinto molti di questi accordi”.

“Abbiamo la sensazione che si voglia far pagare la crisi ai lavoratori, ponendoli di fronte al ricatto occupazionale: volete il lavoro con meno diritti e salari bassi o restare senza lavoro? Una soluzione che in realtà non fa altro che innalzare la concorrenza sleale. Le tante aziende sane del territorio, protagoniste vere della rinascita del settore, dovrebbero affiancare la Filctem-Cgil nell’azione di tutela dei lavoratori e per il rispetto del contratto nazionale, in modo da contrastare il dumping contrattuale che svantaggia anche loro. Oggi in provincia di Lecce ci sono tutti i presupposti per un Tac di qualità, che possa fare da traino per la ripresa economica ed occupazionale del Salento. A patto però che non si facciano passi indietro sul contratto nazionale e sui diritti dei lavoratori”.